Storia

Le origini della tradizione vitivinicola lucana risalgono all'antica Enotria, “terra della vite coltivata con il sostegno di un palo”, che comprende le odierne Campania, Basilicata e Calabria. Pratiche legate alla vite e alla produzione di vino in Italia meridionale vengono registrate già nella seconda metà del II millennio a.C., come pure nella Grecia continentale.

Quando, nell’VIII secolo, i Greci approdarono nel Sud Italia, furono sorpresi nello scoprire una preesistente attività di domesticazione e produzione vinicola:
Per giustificare la presenza di queste pratiche evolute fra i “non greci”, venne introdotto il mito di capostipiti eponimi come Italo ed Enotro, entrambi con richiamo esplicito alle tradizioni agricole e viticole della Grecia centrale.

Tra le colonie greche spiccavano per vocazione commerciale Siris (680-670 a.C.) e Sibari (720 a.C.) che, dopo la distruzione della prima, prese il suo posto nel controllo del territorio della Siritide (poi, appunto, Sibaritide). Erano entrambi centri di primaria importanza per la viticoltura e la selezione di varietà, pratiche così diffuse nell’entroterra da persistere ed essere incrementate nelle regioni meridionali anche dopo la distruzione di Sibari nel 510 a.C.

Dopo la distruzione della loro colonia, i Sibariti si stanziarono nell’entroterra, portando nelle vallate fluviali interne all’Appennino lucano la tradizione delle Aminae, termine che designa un gruppo di vitigni eccezionali per resa produttiva e durata del vino, tanto da diventare in età imperiale una sorta di marchio di garanzia, riportato “in etichetta” sulle anfore vinarie.

Nello stesso territorio il Lucanum (vinum) indicava altre varietà viticole locali non ancora diffuse, selezionate da famiglie di imprenditori agricoli come le gentes Apicia, Pompeia e Caedicia. Fra queste l’Aglianico, geneticamente preesistente, ma “scoperto” e diffuso dalla gens Allia nel I secolo a.C., trasferitasi dopo l’eruzione del Vesuvio in Irpinia e nell’Alta Val d’Agri (come testimoniano le epigrafi, in unione a diversi toponimi, dal fiume Alli all’abitato di Aliano). Sebbene la conformazione fisica della valle ostacolava i collegamenti con l’esterno, quest’area si identificò nella prima età imperiale come uno dei fulcri produttivi d’eccellenza della Lucania. Nel I secolo a.C. il potente Marcus Valerius Messalla Potitus vi fondò un’azienda agricola sperimentale con vitigni provenienti dall’antica fortezza ionica di Lagaria per produrre il Lagarinum, vino di riconosciute proprietà terapeutiche secondo la medicina del tempo.

Durante il Medioevo apparve per la prima volta la distinzione tra vini latini (rossi) e vini greci (bianchi), testimonianza del tentativo di mantenere un criterio nella viticoltura. Nei secoli successivi la cultura del vino non ha fatto altro che crescere e rafforzarsi, diventando simbolo ed identità di un’intera area.

L'origine del Pinot

La ricostruzione delle parentele genetiche tra vitigni individua il Pinot come progenitore di Dureza, Mondeuse e Syrah (figlio dei primi due) e l’Aglianico come parente stretto ed antecedente al Syrah. Questi incroci e trasformazioni sono avvenuti con tutta probabilità in Enotria, dove si ipotizza che il Pinot fosse già in uso dalla prima età arcaica, tra la Cultura delle “tombe a fossa” (area vesuviana) e la colonizzazione greca, e abbia raggiunto il Rodano successivamente. Merito dei Focei che, fondata Elea nella metà del VI secolo a.C., avviarono un intenso traffico marittimo con Massilia (Marsiglia) trasportando vino, uve e tralci di vite.
Lungo questa tratta i vitigni selezionati in Enotria raggiunsero la Francia e si diffusero nelle loro terre d’elezione: Dureza e Syrah nell’alta valle del fiume, il Pinot nero più a nord, in Borgogna. Tra fine VI e inizio V secolo a.C. la prima selezione di Pinot, Dureza, Mondeuse e Syrah potrebbe aver costituito un insieme di varietà riconoscibili come Siriche, provenienti cioè dalla Siritide – dove il suffisso -ikos indicava l’appartenenza di un elemento a un gruppo omogeneo. L’assonanza con “siriaco” (dalla Siria) spiega la confusione nelle fonti latine e successive, alla ricerca di (false) corrispondenze tra Syrah e la città persiana di Shiraz o persino l’antica Siracusa.