Sorsi… delle Terre Alte di Val d’Agri

Sono vini che parlano un linguaggio contemporaneo, senza rinnegare il contesto territoriale in cui nascono (Rocco Catalano)

Il fiume Agri l’attraversa, dalla sorgente alla profonda strettoia del Pertusillo. Alcune delle cime più alte della regione la delimitano e influenzano il microclima locale, producendo delle condizioni favorevoli alla viticoltura e al conferimento di note aromatiche ai vini, di particolare gusto. Tali condizioni si ritrovano all’altro capo del mondo, in Patagonia, nella regione vitivinicola di Rio Negro.

Peculiari gli esempi di paesaggio arcaico con la vite legata al palo (oinòtron) con due capi a frutto, identificativo dell’Enotria e conservato poi dai Lucani sino ad oggi.

Non è nemmeno casuale che le odierne cantine rispettino in parte la divisione regolare dei campi impostata da Grumentum nella seconda metà dello stesso secolo e che alla periferia sudoccidentale della città romana i vigneti al confine fra le odierne Sarconi, Moliterno e Grumento Nova, coltivati secondo tecniche tradizionali, mantengano una straordinaria ricchezza di varietà autoctone, che sembrano rimandare all’azienda sperimentale qui avviata nel I secolo a.C., per riprodurre i salutari vini Lagarini, celebrati in quel periodo.

I palmenti settecenteschi, distribuiti assieme alle loro vigne (ora quasi del tutto estirpate) entro le mura della stessa città, laddove prima si estendevano gli isolati, le strade e i complessi pubblici, si pongono in continuità assieme alle estese “Vigne di Viggiano”, un tempo centrali nella produzione viticola della valle

La presenza dei monaci Certosini di S. Lorenzo a Padula almeno dal XVI secolo ha contribuito alla diffusione di varietà di vite piemontesi (Barbera, Freisa, Dolcetto, Grignolino) e transalpine (i cosiddetti Bordeaux), con conseguente adattamento del gusto rispetto ai vini locali e la rinnovata produzione, dalla fine del 1800, di Merlot n., Cabernet Sauvignon n. e Chardonnay b., attualmente riconosciuti dalla DOC e presto affiancati da autoctoni (la Giosana b.) di lunga tradizione.

Quasi in contemporanea, sui terrazzamenti vitati dei versanti tra Moliterno e Sarconi, fra i pochi conservati in Basilicata, si estendono le varietà privilegiate dai frati Certosini (Barbera, Barolo, Dolcetto, a cui si aggiunge il Moscato d’Adda), accanto a qualche esemplare pugliese, abruzzese, calabrese e autoctono (Malvanera, Uva Rosa, forse Malvasia) ma si raccolgono soprattutto uve da tavola con alcune rarità come lo Zibibbo nero.

(dal libro Sulle Tracce del Vino in Basilicata di M.P. Garaguso e A. Sannazzaro,
consultabile e scaricabile alla pagina Enoturismo, pulsante “Consulta il Territorio”)