Lasciatevi guidare alla scoperta della DOC “Terre dell’Alta Val d’Agri”. In questa sezione troverete informazioni, strumenti e materiali di approfondimento per organizzare un’esperienza enoturistica e conoscere un territorio autentico, dove il vino è espressione della storia, della cultura e del paesaggio.
Per orientare il vostro percorso e arricchire la vostra esperienza sono disponibili:
- Una proposta di itinerario enoturistico nel contesto di una regione, la Basilicata, tutta da scoprire, con tappe e punti di interesse strettamente richiamati dalla cultura del vino.
- Sorsi di… Viti-Vini-Cultura, con approfondimenti dedicati agli aspetti più significativi della cultura e della storia vitivinicola;
- Una mappa del territorio, con cantine, luoghi di interesse culturale e ambientale, strutture ricettive e servizi di ospitalità;
- Una biblioteca digitale, dove consultare e scaricare pubblicazioni e materiali informativi e di supporto.
Ogni contenuto è stato progettato per offrire strumenti funzionali alla visita, accompagnandovi in un percorso di conoscenza che mette in luce il legame tra il vino e l’identità dei territori di origine e produzione, come le Terre dell’Alta Val d’Agri.
Buona esplorazione!
DOC ENOTURISTICA
Il percorso enoturistico proposto in questa DOC inizia nel cuore dell’alta valle, in uno dei siti archeologici più significativi della Basilicata: la città romana di Grumentum. Il parco archeologico conserva non solo l’impianto urbanistico, gli edifici monumentali pubblici (civili e sacri) e l’edilizia residenziale, ma anche alcune testimonianze della lunga continuità d’uso del territorio.
Nel vicino Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri si possono ammirare raffinati reperti che documentano non solo la produzione e il commercio del vino, ma anche il suo consumo, rivelando come già nell’antichità questa bevanda fosse profondamente integrata nella vita quotidiana e nelle pratiche rituali e sociali delle popolazioni del comprensorio. I secoli successivi ne hanno dato conferma, sino ad oggi.
La tappa successiva, dirigendosi nel territorio di Viggiano, conduce alla cappella fortificata di Santa Maria la Preta, fondata nel XII secolo su un rilievo roccioso che domina il torrente Casale.
Il percorso prosegue presso l’Azienda Agricola Sperimentale Dimostrativa “Bosco Galdo” dell’A.L.S.I.A. All’interno è possibile visitare uno dei vigneti collezione del percorso, attrezzato per scoprire da un punto di vista agronomico e culturale le varietà di vite autoctone della valle e la loro storica relazione con il Pollino, il Vallo di Diano e il Cilento sino alla colonia greca di Elea (Velia).
La conclusione dell’itinerario proposto è nel territorio di Marsicovetere, dove, in località Barricelle, è stata individuata una villa appartenente a Bruttia Crispina, moglie dell’imperatore Commodo (180-193 d.C.). Questi sono rinvenimenti che costituiscono una preziosa testimonianza delle pratiche agricole e della trasformazione dei prodotti, soprattutto vino e olio, tipiche del territorio in epoca romana.
SORSI DI DOC
Sorsi… delle Terre Alte di Val d’Agri
Sono vini che parlano un linguaggio contemporaneo, senza rinnegare il contesto territoriale in cui nascono (Rocco Catalano)
Il fiume Agri l’attraversa, dalla sorgente alla profonda strettoia del Pertusillo. Alcune delle cime più alte della regione la delimitano e influenzano il microclima locale, producendo delle condizioni favorevoli alla viticoltura e al conferimento di note aromatiche ai vini, di particolare gusto. Tali condizioni si ritrovano all’altro capo del mondo, in Patagonia, nella regione vitivinicola di Rio Negro.
Peculiari gli esempi di paesaggio arcaico con la vite legata al palo (oinòtron) con due capi a frutto, identificativo dell’Enotria e conservato poi dai Lucani sino ad oggi.
Non è nemmeno casuale che le odierne cantine rispettino in parte la divisione regolare dei campi impostata da Grumentum nella seconda metà dello stesso secolo e che alla periferia sudoccidentale della città romana i vigneti al confine fra le odierne Sarconi, Moliterno e Grumento Nova, coltivati secondo tecniche tradizionali, mantengano una straordinaria ricchezza di varietà autoctone, che sembrano rimandare all’azienda sperimentale qui avviata nel I secolo a.C., per riprodurre i salutari vini Lagarini, celebrati in quel periodo.
I palmenti settecenteschi, distribuiti assieme alle loro vigne (ora quasi del tutto estirpate) entro le mura della stessa città, laddove prima si estendevano gli isolati, le strade e i complessi pubblici, si pongono in continuità assieme alle estese “Vigne di Viggiano”, un tempo centrali nella produzione viticola della valle
La presenza dei monaci Certosini di S. Lorenzo a Padula almeno dal XVI secolo ha contribuito alla diffusione di varietà di vite piemontesi (Barbera, Freisa, Dolcetto, Grignolino) e transalpine (i cosiddetti Bordeaux), con conseguente adattamento del gusto rispetto ai vini locali e la rinnovata produzione, dalla fine del 1800, di Merlot n., Cabernet Sauvignon n. e Chardonnay b., attualmente riconosciuti dalla DOC e presto affiancati da autoctoni (la Giosana b.) di lunga tradizione.
Quasi in contemporanea, sui terrazzamenti vitati dei versanti tra Moliterno e Sarconi, fra i pochi conservati in Basilicata, si estendono le varietà privilegiate dai frati Certosini (Barbera, Barolo, Dolcetto, a cui si aggiunge il Moscato d’Adda), accanto a qualche esemplare pugliese, abruzzese, calabrese e autoctono (Malvanera, Uva Rosa, forse Malvasia) ma si raccolgono soprattutto uve da tavola con alcune rarità come lo Zibibbo nero.
La Denominazione di Origine Controllata è stata istituita nel 2003
Vigneti fino a 800 m s.l.m.
Comuni di Viggiano, Grumento Nova e Moliterno espressione vitivinicola dell’Alta Val d’Agri
Studi, ricerche, pubblicazioni scientifiche e materiali divulgativi per conoscere più da vicino la storia della viticoltura, il patrimonio archeologico e l’identità culturale delle Terre dell’Alta Val d’Agri.